"La governance dell'impresa: miti e realtà" di Gian Emilio Osculati
Il libro di Osculati rappresenta il desiderio del ritorno alla realtà della vita quotidiana d'impresa. Dalla teoria, prevista dai sistemi della corporate governance, un ritorno ai ruoli realmente realizzati e contiene la grande verità della distanza del board dalla realtà, non solo legata all'execution, ma anche quella strategica del business. Realtà dura, ma che, abbandonando la prescrizione dei diversi ruoli, semplificando le formule organizzative, eliminando le sovrapposizioni e puntando sulle deleghe di fatto pone al centro la vera figura chiave: il Capo Azienda: il CEO. E' a lui che compete stabilire la rotta e realizzare i cambiamenti necessari e, sempre e comunque, migliorare la performance. L'impresa è un organismo in costante cambiamento determinato non solo (e forse non tanto) da variabili esterne, ma dalla ricerca costante del miglioramento della prestazione. Una ricerca che ridimensiona il peso della strategia e che punta più su competenze di settore e lucidità di pensiero. Tale centralità del Capo Azienda, conoscitore della strategia aziendale e suo realizzatore, solleva due temi altrettanto importanti il primo esplicito, il secondo più implicito, ma logicamente conseguenziale. Il primo è il ruolo del management in tutte le sue gradazioni (first line e middle), che può ostacolare o favorire i livelli sempre più elevati di performance (da non confondere con i vetusti obiettivi MBO) che il vertice deve imporre. Il secondo consiste nella ricerca di un più diretto rapporto fra i due grandi protagonisti della vita aziendale: il Capo Azienda (da esecutore a responsabile della strategia) ed il front line, accomunati da una fondamentale caratteristica: sono coloro che sanno (gli operativi di Mintzberg) non solo il mestiere, ma sono in possesso della somma massima delle informazioni su cosa succede nei gangli vitali del business, e, soprattutto cosa cambiare, come raggiungere quei livelli di performance, di volta in volta più elevati, che il costante cambiamento impone. Implicito, senza dubbio, ma, senza dubbio consequenziale, al di là degli aspetti formali e delle catene gerarchiche. E il ruolo del management? Semplificare, suggerire modalità per procurare efficienza, per favorire iniziative in linea con gli obiettivi strategici e, soprattutto, promuovere una "execution" coerente. A quei lettori,che, come noi privilegiano la semplicità e l'adozione di strumenti che consentano un'efficace gestione delle persone e non i loro aspetti "estetici", cosa lascia intendere il libro di Osculati? Cosa serve davvero al capo quando esercita la sua funzione di promotore dei miglioramenti e di gestore del sistema premiante e della punizione? Ormai le aziende posseggono dati, strumenti, e sistemi, addirittura integrati. Ma quelli di gestione delle persone (come la valutazione della performance, ad esempio) sono concepiti per raggiungere la perfezione estetica e concettuale o per consentire il governo dei collaboratori? Noi nutriamo qualche dubbio e pensiamo che i buoni capi sappiano semplicemente chi sono i buoni collaboratori, e perchè. Se si partisse da questi perchè si ricaverebbero degli ottimi sistemi di gestione. Gian Emilio Osculati, La governance dell'impresa: miti e realtà, edizione del Sole 24 Ore 2008
(gfr)